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S. Luigi IX

Spiritualità > Feste, Santi e Beati




SAN LUIGI IX, RE DI FRANCIA
(San Ludovico)


Dal Martirologio Romano - 25 agosto

San Luigi IX, re di Francia, che la fede attiva sia in tempo di pace sia nel corso delle guerre intraprese per la difesa dei cristiani, la giustizia nel governo, l’amore verso i poveri e la costanza nelle avversità resero celebre. Unitosi in matrimonio, ebbe undici figli che educò ottimamente e nella pietà. Per onorare la croce, la corona di spine e il sepolcro del Signore impegnò mezzi, forze e la stessa vita. Morì presso Tunisi sulla costa dell’Africa settentrionale colpito dalla peste nel suo accampamento.


Riferimenti storici

Luigi re di Francia è uno dei personaggi più noti del Medio Evo: soltanto Giovanna d’Arco può offrire allo storico francese una situazione altrettanto favorevole dal punto di vista documentario. Dobbiamo questa abbondanza d’informazioni prima di tutto al fatto che egli fu re del più potente regno d’Occidente, proprio nel momento in cui la potestà regale in Francia si andava considerevolmente rafforzando. Della sua opera di governo, quindi, rimangono numerose notizie scritte.

Ma le informazioni più preziose le dobbiamo alla venerazione e all’amore che la santità del re suscitava in quelli che lo avvicinavano. Negli anni che seguirono la sua morte (1270) e la sua canonizzazione (1297) costoro ebbero cura di tramandare per iscritto i propri ricordi; abbiamo quindi almeno quattro Vitae di Luigi che ci offrono prevalentemente il ritratto dell’uomo privato, della sua vita spirituale, delle sue virtù, del suo carattere.

Questi testimoni sono Goffredo di Beaulieu, domenicano, confessore del re per vent’anni, che scrisse di lui nel 1272-73; Guglielmo di Chartres, anch’egli domenicano e, come Goffredo, familiare del re, che volle completare il primo testo fra il 1276 e il 1282; Guglielmo di Saint-Pathus, francescano, confessore della regina Margherita, vedova del re, del quale, dopo il 1297, compilò una dettagliatissima storia; e infine, Giovanni di Joinville, un signore della Champagne, amico intimo del sovrano, la cui Storia di San Luigi, compilata tra il 1298 e il 1309, è uno dei libri più raffinati del Medio Evo. Dobbiamo poi ricordare che ci rimangono alcuni stralci del processo di canonizzazione, custoditi negli Archivi Nazionali di Parigi e negli Archivi Vaticani. […]

Nato nel 1214, Luigi IX divenne re di Francia nel 1226, alla morte di suo padre, Luigi VIII. Dopo il difficile periodo della reggenza esercitata da sua madre, Bianca di Castiglia, nel 1234 luigi sposò Margherita di Provenza. Ristabilì l’ordine nel regno (vittoria di Taillebourg, nel 1242), partì per la crociata, settima nella lista tradizionale, e rimase assente sei anni. Nel 1267 prese nuovamente la croce, partì nel 1270 e morì il 25 agosto 1270 sotto le mura di Tunisi. […]

La pietà e lo spirito di mortificazione del re erano pari a quelle del monaco. L’Ufficio liturgico occupava gran parte della sua giornata e i chierici della sua cappella lo cantavano solennemente nelle ore stabilite e il re vi assisteva, recitando a bassa voce i salmi con un cappellano. Tali ore solenni comprendevano quelle del giorno, e, insieme, quelle della Vergine, cui il re, in privato, aggiungeva l’Ufficio dei morti. Anche in viaggio, la recita dell’Ufficio era assicurata per tutto il cammino e allora il re e i suoi chierici ispiravano profonda edificazione. Luigi assisteva ogni giorno a due Messe: la prima, bassa, in suffragio dei defunti, la seconda, cantata, era quella del giorno. Talvolta se ne aggiungeva una terza verso il mezzogiorno. Ne possiamo dedurre che Luigi metteva in pratica quanto raccomandava a suo figlio: “Prega Dio col cuore e con la bocca, specialmente durante la Messa, al momento della consacrazione” (Joinville, cap. 145). A queste preghiere ufficiali, Luigi aggiungeva anche lunghe orazioni private, dopo la Compieta o, alla notte, dopo il Mattutino. In ginocchio presso un banco egli rimaneva a lungo con la testa profondamente chinata e sollevandosi con l’aspetto stanco e il viso emaciato (“spiritus ipsius eiusque visus… debilitati”), diceva talvolta: “Dove sono?” (Acta SS., p. 586). […]

A tutte queste preghiere si aggiungevano anche, ogni sera, cinquanta genuflessioni sulle due ginocchia, accompagnate ogni volta da un’Ave Maria. […]

Il re si confessava ogni venerdì e, dopo la confessione, riceveva la disciplina dal suo confessore. Per un certo periodo, questi ebbe la mano piuttosto pesante: il re non se ne dolse mai, anzi ne parlò ridendo con il confessore successivo, cui rimproverava la troppa indulgenza. Si comunicava sei volte l’anno… e si accostava all’Eucaristia col massimo rispetto. […]

I digiuni del re erano numerosi e rigorosi. Digiunava durante l’Avvento, la Quaresima e nei dieci giorni tra l’Ascensione e la Pentecoste, senza contare le Quattro Tempora e le diverse vigilie. Digiunava anche di venerdì e, in certe circostanze, si accontentava di pane e acqua. Aveva persino modificato a suo uso i giorni di astinenza. […]

Tutte queste penitenze che, inoltre, andavano unite a una vita molto attiva, parvero eccessive alla sua corte ed egli acconsentì a ridurle […]. Ma, come nota giustamente uno dei suoi biografi, l’ideale della penitenza era sempre presente nella sua vita. […]

Le opere di misericordia di Luigi non sono meno celebri delle sue penitenze. Egli amava e rispettava i poveri, i malati e quei religiosi che volontariamente si erano fatti poveri (ad esempio , i Francescani, i Domenicani e i Cistercensi). Non soltanto le sue elemosine furono ingenti e numerose le sue istituzioni benefiche, ma egli costantemente pagava di persona, abituando i suoi figli ad imitarlo. Tra le testimonianze dei contemporanei in questo campo non vi è che l’imbarazzo della scelta. Ogni giorno egli nutriva centoventi poveri e spesso tale cifra saliva a duecento. Tra costoro, più volte in una settimana, tredici beneficiati erano serviti personalmente dal re. Ogni sabato egli lavava i piedi a tre poveri, stando in ginocchio davanti a loro, poi offriva l’acqua perché si nettassero le dita e baciava loro la mano. Tre poveri mangiavano sempre alla sua tavola e, in Quaresima, il loro numero era di tredici. […]

Il rispetto verso i morti gli ispirava atteggiamenti consimili. A Compiègne egli assistette ai funerali di un povero, morto in ospedale; a Sidone, in Terrasanta, dove un’incursione musulmana aveva causato molti morti tra i cristiani, il re ordinò di costruire un cimitero e quindi, dando per primo l’esempio, fece trasportare i corpi in decomposizione nella loro sepoltura. […]

Si può ora concludere: la pietà, l’austerità, la carità di Luigi hanno qualcosa di semplice e di evangelico. Si ha l’impressione di una grande coerenza dal momento del battesimo ricevuto a Poissy (egli amava firmare: Luigi di Poissy) fino alla morte davanti a Tunisi, dove fra le ultime parole disse: “Noi andremo a Gerusalemme!”, frase che alludeva allo scopo della crociata e, insieme, alla meta della sua vita, la Gerusalemme celeste. […]

Già durante la vita, la fama di santità di Luigi era grande. Al ritorno in patria delle sue spoglie si verificarono miracoli in Italia e in Francia. Dopo un’inchiesta iniziata nel 1273, fu canonizzato nel 1297 da Bonifacio VIII. […]. La festa del santo re fu fissata al 25 agosto.

(Henri Platelle in Bibliotheca Sanctorum, vol. VIII)



PREGHIERA

Dio onnipotente ed eterno,
che avete stabilito l’impero dei Franchi
per essere nel mondo lo strumento della vostra divina volontà,
la spada e lo scudo della vostra santa Chiesa,
vi preghiamo, prevenite sempre e ovunque
con la vostra celeste luce
i figli che vi supplicano,
affinché vedano ciò che bisogna fare
per realizzare il vostro regno in questo mondo;
per compiere poi ciò che hanno veduto,
siano colmi di carità,
di forza e di perseveranza.
Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

 
 
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