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Il lacerto del muro tramezzo

Chiesa di Santa Maria della Pace


GLI AFFRESCHI DEL MURO TRAMEZZO
DELLA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PACE
RINVENUTI DURANTE IL RESTAURO DEL 1997



Il restauro realizzato nell’anno 1997, oltre al recupero della decorazione quattrocentesca delle volte a crociera, ha permesso di aggiungere un nuovo e importante tassello alla conoscenza della storia decorativa e architettonica della chiesa di Santa Maria della Pace, restituendo un lacerto dipinto del muro tramezzo che, in origine, divideva lo spazio presbiteriale da quello destinato ai fedeli.

La certezza dell’esistenza di una struttura che divideva l’aula ci deriva dal disegno della chiesa riportato nella carta geometrica della città di Milano disegnata da Giovan Battista Clarici nell’ottavo decennio del Cinquecento.

Non si trattava di un semplice muro divisorio, ma di una struttura più complessa rievocante il “pontile”, elemento dell’architettura religiosa medievale che indicava un particolare tipo di separazione tra coro e corpo della chiesa.

Lo schizzo planimetrico riportato nella pianta cinquecentesca sembra essere molto preciso: tre cappelle si aprono nella zona presbiteriale, oltre a quella dell’altare maggiore, quindi il pontile con un passaggio centrale e due cappelle laterali, infine la navata nella quale si aprono tre cappelle sul lato adiacente al convento e sei sul lato opposto. Sulla base di questa pianta, Luciano Paletta in L’Architettura del Quattrocento a Milano (Milano, 1987) ipotizza l’impianto originario della chiesa.

L’esistenza di una divisione nella chiesa di Santa Maria della Pace è ricordata dal Torre (C. Torre, Il ritratto di Milano, 1674) che così la descrive: “La chiesa vedesi eretta in una sola Nave con antica Architettura, solo rimirandosi ammodernita in quelli tempi nel coro, posciachè dinanzi non eravi, mattinando gli Padri avanti nel Maggior Altare, rimanendosi chiusa la metà della chiesa con alta parete da un fianco all’altro, ricordandomi in mia adolescenza d’haverla così osservata…”. Il frate Burocco, storico dell’Ordine francescano, nel manoscritto Descrizione cronologica della Provincia osservante milanese dei frati minori (1716) riferisce come sul muro di separazione, sopra gli archi, si ammiravano “…dipinti in quadretti gli Misteri della Passione”.

Tali informazioni hanno trovato riscontro nei restauri: infatti, sotto varie ridipinture sono emerse tracce di un affresco di rande respiro nell’arco ogivale tra la terza e la quarta campata, limitatamente alla faccia rivolta verso l’ingresso.

Poiché il disegno, oggi visibile, è chiaramente interrotto, il setto murario dipinto doveva proseguire verso il basso fino agli archi delle due cappelle e del vano di collegamento con la chiesa dei monaci.

Ecco, dunque, definita la posizione del muro affrescato. Resta, invece, da chiarire quale ne fosse il limite superiore.

Si può supporre e convenire con il Paletta che la chiesa esterna fosse coperta con orditura lignea e questo permetterebbe d’immaginare una più ampia conclusione della partitura. I setti murari degli archi ogivali trasversali, però, hanno strutture omogenee e anche le volte a crociera appaiono realizzate in unica fase. Dunque è possibile ipotizzare una generalizzata copertura lignea provvisoria, sostenuta dagli archi a sesto acuto e una fase successiva, o quasi contemporanea, delle volte costolonata.

A queste prime fasi corrisponderebbe anche la realizzazione del pontile e la decorazione delle vele a soli radianti con l’iscrizione “PAX” e con il monogramma bernardiniano “IHS”.

La decorazione delle volte a crociera con costoloni profilati da girali smerlati e chiavi in pietra scolpita contornate da raggi e ghirlande ad affresco e l’organismo strutturale delle campate, scandite da archi ogivali su mensole, sono elementi tutti ricorrenti nell’architettura solariana, in particolare nelle realizzazioni di Guiniforte.



Il pontile potrebbe essere un elemento ispirato dal fondatore del convento, Amadeo Menezes da Silva, che avrebbe conosciuto tale struttura liturgica negli anni trascorsi in Francia e l’avrebbe fatta realizzare in Santa Maria della Pace. Di tali strutture, infatti, in Italia non se ne conoscono che rari esempi.

La sequenza d’immagini riaffiorate in Santa Maria della Pace riguardano solo la parte terminale del grande dipinto. Si tratta di un affresco molto solido e liscio che conserva ancora, in alcune parti, vivi i colori. La grande composizione non sembra essere stata suddivisa in quadretti, come riferito dal Burocco, ma è una rappresentazione in prospettiva con punto di vista centrale e ad altezza d’uomo e, per quello che si può intuire, sono gli elementi architettonici che la compongono a suddividere gli spazi dove si ambientano gli episodi della vita e della passione di Cristo.



Due grandi colonne a candelabra sono dipinte sui lati estremi. Al centro è visibile la parte superiore di un arco a tutto sesto; lateralmente, due oculi sono inscritti in partiture quadrate simmetriche. I dettagli sono raffinati e denotano una sensibile conoscenza dell’ornato classico: le “perle” che ornano la cornice dell’arco, i medaglioni laterali, le modanature delle partiture, gli effetti marmorei; né mancano gli spunti poetici, come la colomba e il passerotto che si affacciano nell’apertura azzurra degli oculi.



A sinistra si individua un loggiato con colonnine a soffitto ligneo, dove forse era rappresentata l’Annunciazione, che si conclude sullo sfondo in un ambiente arioso con lesene d’angolo e capitelli corinzi e, in primo piano, con una lesena decorata con candelabra poggiante su una balaustrata, sulla quale è posto un vaso di fiori. Più in basso, su uno sfondo di architettura in mattoni, il bue e l’asinello lasciano intuire la rappresentazione della Natività. Una finestra si apre sulla campagna lombarda dal morbido profilo.



Sulla parte destra dell’affresco, a fianco dell’oculo, è rappresentato l’esterno di un edificio in mattoni stilati con un’alta fascia marcapiano e finestra profilata in pietra dalla quale si affaccia un gattino. Più in basso si stagliano contro un pallido cielo le lance e le torce dei soldati interrotte da una grande lacuna. L’affresco riprende con la raffigurazione di un sentiero sassoso ai margini di un boschetto.



I lacerti del dipinto così brevemente descritti, seppure nella loro incompletezza, risentono dell’influenza delle opere del Bramante per la moltiplicazione delle architetture traforate, per la scelta degli elementi strutturali e decorativi, come i capitelli corinzi dorati, gli eleganti balaustri, le candelabre, i fondi azzurri e, infine, per l’uso maturo e risolto della prospettiva.

(da Sylvia Righini Ponticelli, Un eccezionale ritrovamento in Santa Maria della Pace, in Cà deSass, CXXXVII, aprile 1997)


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