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Dedicazione Basilica S. Sepolcro

Spiritualità > Feste, Santi e Beati




DEDICAZIONE DELLA BASILICA
DEL SANTO SEPOLCRO
DI NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO

(in Terra Santa celebrata il 15 luglio)


Dal Martirologio Romano - 13 settembre

A Gerusalemme, dedicazione delle basiliche che l’imperatore Costantino volle piamente edificare sul monte Calvario e sul sepolcro del Signore.



Cenni della basilica


Gli evangelisti ci danno le seguenti indicazioni sul Calvario: era un luogo appena fuori della città, vicino a una porta e a una strada abbastanza frequentata, non lontano da un giardino dove c’era una tomba nuova.
Il vangelo dice anche che il luogo si chiamava Cranio (in latino: Calvaria; in aramaico: Gòlgota).

Il luogo del Calvario e del sepolcro di Gesù sono sempre stati venerati, fin dai primissimi tempi, dalla comunità cristiana residente in Gerusalemme. Gli ebrei, del resto, hanno sempre avuto una grande preoccupazione di conservare il ricordo delle tombe dei personaggi più importanti.
Negli anni 41-44 d. C., la costruzione del “Terzo muro” per opera di Erode Agrippa conglobò nella città anche il luogo del Calvario. Dopo la repressione della rivolta giudaica nel 135, Gerusalemme subì un cambiamento radicale: giudei, samaritani, giudeo-cristiani furono espulsi con la proibizione di ritornarvi. L’imperatore Adriano, nell’intento di cancellare ogni ricordo di una religione, quella giudaica, che aveva già provocato due violente rivolte, con un preciso calcolo politico, si adoperò per far sparire ogni luogo di culto; ma le esperienze religiose legate a tali luoghi erano troppo profonde e radicate perché potessero facilmente scomparire.

Una grotta che esiste sul fianco est del Calvario, riscoperta da poco, si riteneva fosse il luogo della sepoltura di Adamo e fu indicato come il luogo degli inferi in cui discese Gesù dopo la sua morte. Queste idee di origine giudeo-cristiana, circolarono per anni attorno al Calvario. Adriano sopra tale grotta edificò un’edicola a sei colonne con il simulacro di Venere-Ishtar (nel mito essa sarebbe discesa agli inferi a cercare Tammuz per liberarlo) per sostituire l’idea della discesa agli inferi di Gesù, proprio in questo luogo.

Sopra il sepolcro di Gesù invece fu costruito un terrapieno sul quale fu eretto il foro di Aelia Capitolina con tempietti votivi a divinità pagane.

In Gerusalemme era rimasta una comunità cristiana proveniente dal paganesimo. Essa, pur conservando la venerazione di molti luoghi santi, non pensò mai di fissare altrove una tomba di Gesù, appunto perché conservava la memoria di quella coperta dagli edifici pagani. Tale ricordo si conservò fino al tempo di Costantino.

Forte di questa convinzione, il vescovo di Gerusalemme, Macario, durante il primo concilio ecumenico (Nicea 325), invitò l’imperatore Costantino a distruggere il tempio pagano nella Città Santa per ricercarvi sotto il sepolcro di Cristo. Così quello che Adriano aveva realizzato per far dimenticare un luogo sacro, in realtà era servito precisamente per conservarne la memoria. Costantino tolse il simulacro di Venere sopra il Golgota, ma vi costruì nulla. Solo nel VII sec. Fu eretta una cappella detta del “Calvario”. Fu invece liberato dalle macerie il Santo Sepolcro e l’imperatore provvide a erigervi la Basilica della Risurrezione, consacrata nel 335; ce ne dà notizia Eusebio, vescovo di Cesarea Marittima, nella sua Vita di Costantino, scritta verso il 340. I lavori furono diretti da S. Elena, la madre dell’imperatore.

Il complesso architettonico costantiniano si componeva di tre parti. La prima era costituita dall’edicola sulla tomba. La roccia fu tagliata per un ampio tratto e la tomba di Gesù fu isolata dalle altre; attorno vi fu edificata l’edicola, coperta da una cupola e chiamata Anàstasi (in greco: risurrezione). La seconda parte, detta Martyrium, si trovava di fronte all’Anàstasi ed era una basilica a cinque navate. La terza parte era costituita dal Calvario anch’esso isolato dalla roccia circostante e rivestito di marmi che però lasciavano la parte superiore scoperta e, sulla roccia viva, era infissa una croce simbolica.

L’invasione persiana del 614 danneggiò gravemente i vari edifici e, qualche anno dopo, il monaco Modesto, del convento di San Teodosio, divenuto poi patriarca di Gerusalemme, intraprese lavori di restauro.

Il pellegrino Arculfo, che visitò Gerusalemme nel 670, cioè dopo l’invasione araba, ci descrive la tomba la cui pietra di chiusura era stata spezzata dai Persiani e i diversi pezzi erano finiti in vari altari. Sul Calvario era stata edificata una chiesa.

L’invasione araba del 638 non aveva toccato il Santo Sepolcro e i cristiani continuarono a officiarvi pur con alterni momenti di tacite tolleranze e di aperte violenze. Nel 1009, il sultano Hakim, il più intollerante verso il culto cristiano, fece demolire completamente il Santo Sepolcro. Qualche decennio dopo, nel 1048, l’imperatore bizantino Costantino II Monomaco riuscì a ottenere il permesso di restaurare l’edificio sacro. La basilica (il Martyrium) non fu più ricostruita, mentre ci si dedicò a restaurare quel poco dell’Anàstasi che si era salvato. Sul Golgota fu edificata una cappella che copriva la roccia nuda.

Il 15 luglio 1099 i crociati entravano in Gerusalemme. Essi decisero di non ricostruire i monumenti precedenti, molto danneggiati, bensì di strutturare una grande chiesa che racchiudesse in un unico edificio tutti i luoghi essenziali della morte e risurrezione di Gesù.

Fu completamente restaurata la Rotonda (Anàstasi) e l’edicola del Santo Sepolcro. Alla rotonda fu aggiunta la chiesa romanica che terminava con tre cappelle. Da una di queste una larga scalinata scende ancor oggi alla cappella di Sant’Elena. Al Calvario si accedeva per due scale, una dall’interno e l’altra dall’esterno; la cappella fu completamente inglobata nel complesso del grandioso edificio. Ai piedi del Calvario furono sepolti alcuni re franchi. Sulla facciata nuova i crociati costruirono anche il poderoso campanile a cinque piani; le campane rimasero sulla torre finché Saladino dopo il 1187, occupata Gerusalemme, le fece fondere. La nuova basilica fu consacrata il 15 luglio 1149.

L’edificio crociato, vecchio di oltre otto secoli, è giunto fino a noi.

I più importanti lavori di restauro furono eseguiti dai Francescani nel 1500 e agli inizi del 1700, quando fu ricostruita la grande cupola.

Nel 1808 un incendio distrusse completamente l’edicola dell’Anàstasi. L’opera di ricostruzione, nello stile attuale, fu compiuta dai Greci con l’autorizzazione del governo turco.


Dal 1971 i lavori di restauro, a cura delle tre comunità comproprietarie (Cattolici, Greci e Armeni), procedono metodicamente e hanno già raggiunto notevoli risultati.

L’officiatura e la gestione del complesso del Santo Sepolcro sono oggi regolate dallo Statu Quo: nel febbraio 1852 il sultano Abdul Magid emanò un firmano che stabiliva, in linea di massima, il mantenimento delle condizioni di fatto (statu quo) in cui si trovavano le diverse comunità cristiane alla data del decreto.

(da Guida biblica e turistica della Terra Santa, a cura di P. Acquistapace, IPL, 2000)


PREGHIERA

Signore Gesù Cristo,
che per noi hai voluto sottoporti alla morte
e, dopo essere stato deposto nel sepolcro,
risuscitare il terzo giorno,
concedi a noi, tuoi fedeli,
che celebriamo la memoria della dedicazione
della basilica del Santo Sepolcro,
di partecipare insieme con te alla gloria della risurrezione.
Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


 
 
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