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B. Pio IX

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BEATO PIO IX, PAPA


Dal Martirologio Romano - 7 febbraio

A Roma, beato Pio IX, papa, che, proclamando apertamente la verità di Cristo, a cui aderì profondamente, istituì molte sedi episcopali, promosse il culto della beata Vergine Maria e indisse il Concilio Ecumenico Vaticano I.


Riferimenti storici

Giovanni Maria Mastai Ferretti nacque a Senigallia il 13 maggio 1792. Dopo la prima educazione avuta nella sua città natale fu mandato a Volterra dove, presso gli Scolopi, iniziò il corso di studi che completò a Roma al Collegio Romano. Fino al marzo del 1816 rimase incerto circa l’orientamento da dare alla sua vita ma, dopo questa data, pur tra tanti disagi e molte difficoltà familiari, continuò la sua preparazione scolastica con un’interruzione durante l’invasione dello Stato Pontificio da parte delle forze napoleoniche, ma con la ferma decisione di farsi sacerdote. Superati i molti ostacoli e soprattutto quello costituito dalla sua malferma salute, il 10 aprile 1819 ricevette l’ordinazione sacerdotale.

Già dal 1815 aveva incominciato il suo apostolato lavorando in mezzo ai giovani dell’ospizio “Tata Giovanni”, del quale più tardi divenne rettore. Durante questo soggiorno romano, Pio VIII ebbe modo di conoscere e apprezzare le doti di mente e di cuore del giovane Mastai e, nel 1823, lo inviò in Cile in qualità di uditore al seguito di Mons. Giovanni Muzi, delegato apostolico presso le Repubbliche del Cile e del Perù. Durante la sua permanenza in America Latina si trovò a contatto con una società in evoluzione, profondamente turbata dai moti rivoluzionari al tempo dell’emancipazione del dominio spagnolo.

Resasi inutile e pressoché impossibile la permanenza della rappresentanza pontificia in quelle nazioni, anche il Mastai rientrò in Italia e riprese la direzione del “Tata Giovanni”, fino a quando Leone XII lo nominò rettore dell’ospizio di San Michele a Ripagrande e segretario dei conservatori di Roma.

Il 24 maggio 1827 fu preconizzato arcivescovo di Spoleto. […] Con zelo e saggezza intraprese il governo dell’illustre diocesi facendo rifulgere ovunque la bontà del suo animo, la sua grande carità e la mansuetudine del suo cuore. Riformò gli istituti di educazione e si adoperò con energia, soprattutto per mezzo degli esercizi spirituali, perché rifiorisse il buono spirito nel clero. Nel concistoro del 17 dicembre 1832, Gregorio XVI lo trasferì alla sede vescovile di Imola, dove continuò il programma pastorale che a Spoleto aveva dato tanti lusinghieri risultati. La stima che seppe guadagnarsi in breve tempo presso il popolo e presso la Sede Apostolica fu tanta che Gregorio XVI lo volle onorare della sacra porpora, creandolo cardinale dei Santi Marcellino e Pietro il 14 dicembre 1840. In quello stesso giorno un suo antico maestro, il celebre can. Graziosi, avrebbe esclamato: “Oggi abbiamo fatto il Papa”.

Incline per temperamento e per formazione al perdono e alla conciliazione, durante il suo soggiorno a Imola si radicò sempre più nel convincimento della necessità, per quanto concerneva il problema politico, che il governo fosse aggiornato ai bisogni dei tempi, fermo restando il principio che lo Stato Pontificio, proprietà della Chiesa, rappresentava una garanzia insostituibile della libertà nel governo spirituale. La Provvidenza lo portava così, attraverso una multiforme esperienza, ai supremi fastigi della Chiesa: il 16 giugno 1846 fu eletto papa per acclamazione e prese il nome di Pio IX. Un mese dopo l’elezione, accogliendo le aspirazioni comuni del popolo, concesse l’amnistia ai fuorusciti, ai condannati e agli accusati politici degli Stati Pontifici; istituì un Comitato per l’introduzione delle strade ferrate e un Comitato per la riforma della pubblica amministrazione; confermò la Consulta voluta da Gregorio XVI per la revisione della procedura e del codice civile; promosse una Consulta elettiva, composta dai deputati di Roma e delle provincie e, finalmente, diede nuove norme a garanzia della libertà di stampa. Questi provvedimenti furono accolti con entusiasmo generale, ma le correnti liberali li vedevano soltanto come primi passi verso sempre maggiori riforme e soprattutto come premesse a uno schieramento del papa contro l’Austria in vista della liberazione e unificazione dell’Italia. Pio IX il 14 marzo 1848 concesse lo “Statuto fondamentale” che apriva l’era del governo rappresentativo, tuttavia rifiutò di scendere in guerra contro l’Austria a fianco del Piemonte.

L’allocuzione del 29 aprile 1848, nella quale il papa affermò solennemente di non volere dichiarare guerra all’Austria, segnò l’inizio di una crescente ostilità che portò all’uccisione di Pellegrino Rossi (15 novembre 1848), alla fuga di Pio IX da Roma (24 novembre 1848) e all’instaurazione della Repubblica Romana. Rientrato a Roma con l’aiuto dei Francesi, Pio IX riprese il governo dello stato con straordinario vigore, restaurando le finanze e realizzando opere pubbliche di grande respiro, promuovendo ancora riforme liberalizzatrici della vita pubblica, pur avendo ritirato lo Statuto. Il Liberalismo anticlericale, tuttavia, non desisteva dalla sua lotta alla Chiesa. Nel Regno di Sardegna, dopo l’approvazione delle leggi Siccardi (1850), che più tardi furono estese alle altre regioni italiane, si ebbero deportazioni di vescovi, incarcerazioni di molti sacerdoti, soppressione degli Ordini religiosi e incameramento dei beni ecclesiastici. […]

Pur preso da tante preoccupazioni, che sconvolsero la vita religiosa di molti paesi europei, Pio IX si interessò intensamente al progresso degli studi ecclesiastici, accordando protezione e vivissimo interesse alle ricerche archeologiche, sia profane sia cristiane. […]. Un’iniziativa da ricordare è la fondazione, nel 1853, del Seminario Pio, presso il quale erano ammessi i migliori giovani aspiranti al sacerdozio provenienti dagli Stati pontifici.

Il 23 luglio 1847, con il breve Nulla celebrior, ricostituì in Gerusalemme il Patriarcato Latino e, con il breve Cum multa sapienter del 24 gennaio 1868, riformò l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro.

Nel campo strettamente religioso, il regno di Pio IX fu un’esaltazione del soprannaturale contro il razionalismo e il naturalismo e una riaffermazione del principio dell’autorità. Gli atti pontifici, i discorsi, le encicliche papali esprimono chiaramente la sensibilità ai problemi del tempo, del papa che, contrariamente ad avventati giudizi, ebbe sempre una limpida visione della situazione e seguì con decisa fermezza la strada che gli era suggerita dal suo altissimo ufficio.

La definizione del dogma dell’Immacolata Concezione (8 dicembre 1854) si inserì nel programma del suo magistero infallibile, proprio come un’affermazione della preminenza del soprannaturale e con il fondamentale significato di richiamare gli uomini a riflettere sulla propria limitatezza, in un tempo in cui la ragione si levava contro ogni autorità umana e divina.

Già nel 1853 Pio IX aveva pensato a una solenne denuncia degli errori moderni e, nel 1862, presentò ai vescovi una serie di proposizioni che sarebbero dovuto essere condannate e tale condanna si ebbe con l’enciclica Quanta cura, insieme alla quale fu presentata una serie di ottanta proposizioni erronee divise in dieci rubriche, che costituì il celebre Sillabo (8 dicembre 1864). […]. Questo documento rappresentò una presa di posizione coraggiosa contro il dilagare dell’errore che tante funeste ripercussioni aveva nella società.

La caduta del governo papale nelle Legazioni e nell’Umbria (1859), che furono annesse al Piemonte, furono occasione del riacutizzarsi della tensione nei rapporti tra la Santa Sede e lo Stato sabaudo. Pio IX comprese bene le reali intenzioni dei responsabili della politica piemontese e in nome del diritto e della storia riaffermò la necessità del dominio temporale solo per garantire la libertà e l’indipendenza del romano pontefice nel suo ministero spirituale. In questa luce anche il Concilio Vaticano I (1869-1870) apparve come un avvenimento provvidenziale.

Questa assise ecumenica, infatti, fu voluta da Pio IX per riaffermare, davanti al mondo moderno, la validità della dottrina cattolica e per dare al mondo la dimostrazione della vitalità della Chiesa, il cui magistero restava l’unica fonte di verità, capace di ridare alla società moderna i veri principi di giustizia e di libertà sui quali si sarebbe dovuto fondare il nuovo progresso. […]. Il fine del concilio trascendeva gli interessi limitati ai rapporti della Santa Sede con il governo italiano nel frattempo costituitosi e Pio IX aveva ben chiara avanti a sé la visione dei bisogni del modo cattolico. Quanto ai pericoli e alle responsabilità, questi erano condivisi interamente dall’episcopato […]. La definizione del dogma dell’Infallibilità pontificia (18 luglio 1870), che fu il frutto più bello del Concilio Vaticano I, segnò anche l’apice del pontificato di Pio IX.

Dopo la presa di Roma (20 settembre 1870), Pio IX si rinchiuse in volontaria prigionia, condannando la legge delle Guarentigie e respingendo la dotazione annua assegnatagli, mentre massoneria e anticlericali continuavano la loro campagna, ostacolando ogni tentativo di riconciliazione.

Nonostante le molte limitazioni impostesi con la volontaria prigionia […] il suo ministero apostolico non conobbe soste, anche quando la tarda età e le malattie si facevano sentire con particolare crudezza.

Morì nel palazzo apostolico in Vaticano il 7 febbraio 1878. Avendo manifestato il desiderio di essere sepolto nella basilica di San Lorenzo al Verano, la notte del 13 luglio 1881, durante il trasporto della sua salma, una masnada di facinorosi inscenò una dimostrazione ostile che culminò con il tentativo di gettare i resti del papa nel Tevere.

Le critiche più feroci, le calunnie più gravi che furono mosse alla sua persona e al suo governo non scalfirono l’amore e la venerazione che il popolo veramente cristiano portò sempre a Pio IX che fu, ancora vivente, considerato come un santo. Subito dopo la sua morte, da molte parti del mondo fu chiesto che fosse introdotta la causa di beatificazione. […]. Circa settecentoquaranta associazioni cattoliche presentarono a Leone XIII una lettera postulatoria perché si desse l’avvio alla causa di Pio IX. Uguale richiesta fu avanzata dall’episcopato lombardo-veneto e da altri episcopati italiani e stranieri, da singoli vescovi e da personalità laiche. Solo sotto il pontificato di San Pio X, l’11 febbraio 1907, si diede inizio al regolare processo di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio. Il processo apostolico si aprì il 28 giugno 1955.

Ne è stata riconosciuta l’eroicità delle virtù in data 6 luglio 1985; in seguito all’approvazione, in data 20 dicembre 1999, di un miracolo attribuito alla sua intercessione, è stato beatificato in Roma da Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000.

(Ottorino Alberti in Bibliotheca Sanctorum, vol. X e seconda appendice)


PREGHIERA

Signore Dio nostro,
che in tempi di grandi trasformazioni culturali e sociali
hai guidato il cammino della tua Chiesa
affidandola al sicuro magistero,
all’infaticabile zelo apostolico
e alla fervida carità del tuo servo il beato Pio IX,
ti chiediamo umilmente,
per l’intercessione della Vergine Santa
ch’egli proclamò Immacolata,
di confermare la nostra fede,
di alimentare la nostra speranza
e di rinvigorire la nostra carità.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli. Amen.


 
 
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