B. Alfredo I. Schuster - OESSG - Sito ufficiale Luogotenenza per l'Italia Settentrionale

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

B. Alfredo I. Schuster

Spiritualità > Feste, Santi e Beati




BEATO ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER
cardinale e arcivescovo di Milano


Dal Martirologio Romano - 30 agosto

A Venegono vicino a Varese, transito del beato Alfredo Ildefonso Schuster, vescovo, che, da abate di san Paolo di Roma elevato alla sede di Milano, uomo di mirabile sapienza e dottrina, svolse con grande sollecitudine l’ufficio di pastore per il bene del suo popolo.


Riferimenti storici


Nacque a Roma, nell’ospedale di S. Giovanni in Laterano, il 18 gennaio 1880. Il padre Giovanni (1819-89), oriundo di Lindau (Baviera), era stato caposarto degli Zuavi pontifici e aveva sposato in terze nozze, il 23 aprile 1879, Maria Anna Tutzer (1849-1912), oriunda di Bolzano […]. Fu battezzato due giorni dopo nell’ospedale stesso con i nomi di Ludovico Alfredo Luigi, il secondo dei quali finirà per prevalere finché non sarà mutato in quello monastico di Ildefonso. […].

Rimasta senza capo (1889), la sua povera famigliola viveva col sussidio delle dame della Conferenza di S. Vincenzo. Per poter continuare gli studi il piccolo Alfredo, dietro interessamento del colonnello delle Guardie Svizzere, barone Pfeiffer, entrò nell’alunnato monastico dell’abbazia benedettina di S. Paolo fuori le Mura nel novembre 1891. Il 12 novembre 1898 iniziò il noviziato e il 13 novembre 1899 emise la professione semplice. Il 30 ottobre 1900 iniziò a frequentare il corso di filosofia presso il collegio benedettino di S. Anselmo, sull’Aventino, e lo concluse con la laurea brillantemente conseguita il 28 maggio 1903. Nel frattempo aveva professato i voti solenni (13 novembre 1901) ed era stato ordinato suddiacono dal card. Pietro Respighi, vicario di Roma, nell’Arcibasilica Lateranense (13 marzo 1903). Dallo stesso prelato ricevette, sempre in S. Giovanni in Laterano, il diaconato (6 giugno 1903) e il presbiterato (19 marzo 1904): contemporaneamente al corso filosofico egli aveva, infatti, compiuto gli studi teologici preparatori al sacerdozio. Celebrò la sua prima messa in S. Paolo la domenica 20 marzo 1904. […].

Fin dai primi anni di scuola dimostrò una grandissima inclinazione per l’archeologia cristiana, la liturgia, la storia monastica e l’arte sacra e a questi studi dedicherà tutti i suoi momenti liberi, anche in mezzo alle gravi responsabilità pastorali sopraggiunte, fino al termine della vita. […]. Il tempo dedicato agli studi prediletti doveva però venire da lui sottratto, spesso con grave sacrificio, alle ore normalmente dedicate al riposo, giacché ben presto gli furono affidati numerosi incarichi: maestro dei novizi (1908), procuratore generale della Congregazione Benedettina Cassinese e priore claustrale del suo monastero (1915). Nel contempo insegnava liturgia alla Scuola Pontificia di Musica Sacra, storia ecclesiastica nel collegio di S. Anselmo e ancora liturgia presso il Pontificio Istituto Orientale. Divenne, inoltre, consultore della S. Congregazione dei Riti, dapprima presso la sezione liturgica (1914), poi anche presso quella delle cause di beatificazione e canonizzazione (1918). […].

Il 26 marzo 1918 la comunità monastica di S. Paolo eleggeva a nuovo abate il priore Ildefonso Schuster che, il 14 aprile successivo, riceveva la benedizione abbaziale dal card. Basilio Pompili, vicario di Roma. […].

Ebbe ulteriori incarichi: preside dell’Istituto Orientale (1919), visitatore apostolico di monasteri e di seminari italiani, presidente del Capitolo generale delle Congregazioni Camaldolesi di Toscana e di S. Gregorio al Celio (1923), presidente della pontificia commissione per l’arte sacra (1924).

Il 26 giugno 1929 Pio XI lo nominava arcivescovo di Milano, annunciandogli in pari tempo che lo avrebbe creato cardinale nel concistoro segreto del 15 luglio seguente. La domenica 21 luglio il Papa lo consacrava personalmente nella Cappella Sistina, imponendogli subito dopo il pallio arcivescovile. Una settimana prima, il 13 luglio, il neoeletto arcivescovo aveva emesso il giuramento di fedeltà al capo dello Stato, esigito dai recentissimi Patti Lateranensi. Era la prima volta che ciò avveniva, dopo la conciliazione fra la Chiesa e lo Stato italiano.

Il lealismo politico del nuovo arcivescovo di Milano, che in qualche modo traeva la sua ispirazione dall’atteggiamento di S. Ambrogio verso l’Impero romano, si trasformò tuttavia in opposizione ferma e coraggiosa tutte le volte che fu messa in causa la libertà della Chiesa. Qualche storico ha potuto così parlare di ispirazione borromaica nell’atteggiamento politico del cardinale, emulo di S. Carlo non solo nello zelo pastorale, nella carità verso i poveri, nell’austerità della vita, ma altresì nell’intransigenza ogni qualvolta erano in gioco la superiore missione della Chiesa e il bene delle anime. […].

Gli anni duri della Seconda Guerra mondiale videro il cardinale coraggiosamente impegnato nel soccorrere tutte le miserie provocate dal conflitto, senza distinzione di parte; incoraggiò il clero che aiutava gli ebrei perseguitati a mettersi in salvo, così come, dopo la liberazione di Milano, si adoperò per sottrarre molti ex fascisti alla giustizia sommaria dei vincitori. Rimasto intrepido al suo posto nella città occupata dalle truppe tedesche e continuamente bombardata dagli angloamericani, svolse una delicatissima opera di mediazione fra le due parti, salvando la città da ulteriori rappresaglie e devastazioni. Lo stesso Mussolini avrebbe potuto aver salva la vita se si fosse consegnato nelle sue mani, tanto era il prestigio che l’eroico arcivescovo si era conquistato agli occhi di tutti. Passata la bufera della guerra, si consacrò con grande energia alla ricostruzione morale e anche materiale della sua vastissima diocesi, riorganizzando la vita sociale e religiosa delle parrocchie, da lui continuamente visitate con una perseverante periodicità, che non aveva conosciuto soste neppure durante i momenti più difficili della guerra.

La sua attività durante i venticinque anni trascorsi a Milano si può riassumere in queste cifre: 5 visite pastorali all’intera diocesi; 5 sinodi diocesani; 1 concilio provinciale; consacrazione di 275 chiese e di 154 altari; ordinazione di 21 vescovi e di 1265 sacerdoti. Il futuro papa Giovanni XXIII, che in qualità di patriarca di Venezia ne tessé l’elogio funebre, non esitò ad affermare che egli aveva superato in attività esteriore perfino i più zelanti fra i suoi predecessori, cioè S. Carlo e il card. Ferrari.

Malgrado tanto lavoro apostolico egli non rallentava in nulla il suo impegno ascetico fatto di preghiera, di penitenza, di studio assiduo, conservando nella dignità cardinalizia l’austerità propria del monaco.

Nel dopoguerra la sua attività, che privilegiava in modo esclusivo il servizio alla diocesi, si estese anche al di fuori, in ossequio alla volontà del papa Pio XI, che lo inviò come suo legato ai congressi eucaristici nazionali di Assisi (1951) e di Torino (1953) e alla ricognizione della salma di S. Gregorio VII a Salerno (12 luglio 1954). Da quest’ultima missione ritornò in diocesi stremato, ma volle ugualmente proseguire, nonostante il caldo dell’estate, la visita pastorale nella pieve di Missaglia.

Ritiratosi nel seminario di Venegono Inferiore (Varese) per un breve periodo di riposo, vi morì quasi improvvisamente all’alba del 30 agosto 1954, alla vigilia dei solenni festeggiamenti che l’intera diocesi si preparava a tributargli l’8 settembre successivo per il suo doppio giubileo sacerdotale ed episcopale.

Congedandosi dai suoi seminaristi lasciò loro queste parole: “Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di don Orione? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi. Ha paura, invece, della nostra santità”.

Una folla immensa fece ala commossa al passaggio del feretro che ne trasportò la salma da Venegono a Milano confermando che “quando passa un santo, tutti accorrono al suo passaggio”. Lì, il 12 settembre, si svolsero i solenni funerali terminati con la tumulazione nel duomo.

[…] Il popolo lo acclamò santo mentre era ancora in vita e, dopo la sua morte, tale fama è andata crescendo, nonostante la discutibilità di certi suoi atteggiamenti sia politici sia pastorali, giustificabili con la sua innata inclinazione a un certo rigorismo.

Nel 1957, a soli tre anni dalla morte, l’arcivescovo Giovanni Battista Montini diede ufficialmente inizio al processo di beatificazione, conclusosi il 31 ottobre 1963. Il 5 marzo 1970 la S. Congregazione per le Cause dei Santi ha emanato il decreto sugli scritti del servo di Dio.

Ne è stata riconosciuta l’eroicità delle virtù in data 26 marzo 1994; in seguito all’approvazione, in data 11 luglio 1995, di un miracolo attribuito alla sua intercessione, è stato beatificato in Roma da Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996.

(Giovanni Spinelli, in Bibliotheca Sanctorum, prima e seconda appendice)


PREGHIERA

Padre origine di ogni bene,
noi ti lodiamo e ti ringraziamo
perché nel beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster
ci hai donato e fatto conoscere un pastore mansueto e infaticabile,
uomo “tutto preghiera”, testimone della pace che tu solo sai donare.
Gesù, Figlio di Dio,
tu sei stato per il cardinale Schuster modello di vita:
per tuo amore fu servo appassionato di tutti,
consumando ogni giorno della sua esistenza
perché ciascuno potesse trovare te, Signore della vita, della pace e della gioia.
Il suo esempio ci stimoli e la sua preghiera ci accompagni,
perché anche noi doniamo la vita al servizio di ogni essere umano.
Spirito dell’amore,
che ci rendi santi, concedici di raccogliere il suo invito alla santità.
Rendici capaci, come lui lo è stato, di amare i poveri, i dimenticati, i perseguitati;
donaci la forza di dialogare con tutti,

con la fiducia di scoprire in ogni cuore il seme germogliante del tuo amore. Amen.

 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu